Appunti di orologeria: Il fenomeno del ribattimento

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A cura di Davide Munaretto

Se in un orologio con scappamento ad Ancora l’amplitudine del bilanciere dovesse aumentare, si potrebbe raggiungere un punto tale dove la caviglia C del plateau entra in collisione con la forchetta.

Questo fenomeno prende il nome di ribattimento.

Ad un certo istante la forchetta si trova appoggiata alla spinetta di limitazione e la caviglia viene spinta e arretra nella direzione della freccia 2, dando origine all’alternanza successiva.

Il ribattimento deve essere evitato in tutti i modi possibili e può essere causato da uno scuotimento che accelera il movimento del Bilanciere, da una molla di carica troppo forte o troppo tesa, per un difetto di ingranamento, una caduta che genera un aumento momentaneo della forza trasmessa.

Per eliminare il problema, dobbiamo progettare un orologio che sia quanto più immune dai possibili fenomeni che portano al ribattimento.

Partiamo quindi con il definire l’amplitudine del bilanciere imponendo il suo valore uguale a

360° – α

questa sarà quindi l’amplitudine limite del bilanciere.

L’angolo  dipende dalla costruzione e dalle dimensioni della forchetta e della caviglia del plateau che definiscono il punto di impatto J.

Se l’amplitudine reale è molto prossima a quella limite, il ribattimento potrebbe manifestarsi con maggior frequenza.

Per le posizioni orizzontali, di norma si fissa l’amplitudine a 270° o 1.5 π rad.

L’amplitudine tende a variare di continuo per via della forza motrice trasmessa dalla molla di carica che risulta variabile nel tempo e quindi non uniforme.

Negli orologi Automatici, la diminuzione dell’amplitudine del bilanciere data dalla molla di carica non risulta regolare per il fatto che la tensione della molla e subordinata al movimento dell’orologio e quindi dal movimento del polso di chi lo indossa.

Nelle immagini che seguono è visibile il tracciato tipico che si ha durante il ribattimento fino alla normalizzazione.